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Ivan Sofokoff

31
Maggio
2006
Archiviato in: Video Divertenti — hyperbros @ 03:19

BIOGRAFIA

Figlio di ebrei convertiti di origine tedesca, il regista e teorico cinematografico sovietico Ivan Sofokoff nacque a Klin nel 1897 da un’agiata famiglia borghese. Nonostante le rare agiatezze in cui viveva, Sofokoff ebbe un’infanzia infelice. Suo padre, medico stimato, era un uomo avaro, violento, dispotico che tiranneggiava sui figli e bistrattava la moglie, una donna mite e dolcissima. Il suo dedicarsi con passione all’attività rivoluzionaria sarà da alcuni interpretato come la motivazione inconsapevole e la manifestazione inconscia del suo complesso d’Edipo contro quell’autorità paterna.
Sofokoff Lasciati gli studi di medicina, intrapresi per volere del padre, allo scoppio della guerra civile abbracciò la causa bolscevica e si arruolò nell’Armata Rossa guidata da Trotzkij. Cessata la guerra, nell’autunno del 1921, entrò come scenografo al teatro del Proletkul’t dove iniziò la collaborazione con Ejzenstejn e dove, a contatto con Mejerchold e Majakovskij, imparò le tecniche della regia teatrale.
Al cinema si accostò nel 1925 dirigendo il film La Primavera di Klin, opera che risente dell’esuberanza giovanile dell’autore ma che già comprende le teorie sviluppate con l’amico Ejzenstejn sul carattere subordinato della sceneggiatura rispetto ai momenti attrattivi della realizzazione visiva. L’abile uso del montaggio, la grande potenza figurativa e la forza dell’approfondimento psicologico si fondano al suo slancio rivoluzionario nell’opera Il fascino indiscreto del proletariato, realizzato per il decennale della Rivoluzione.
Dopo la morte di Lenin (1924) si schierò contro il “socialismo in un solo paese” di Stalin e seguì l’idea di “rivoluzione permanente” di Trotzkij. Pur rimanendo fedele a Trotzkij, Sofokoff volle testimoniare il risvolto violento della rivoluzione ad opera dei bolscevichi contro le donne delle cosiddette “armate bianche”, vittime di atroci martiri e violenze. La rievocazione delle angherie subite dalla madre e il suo disgusto contro gli abusi dell’Armata si materializzarono nel film che intitolò A Berlino ce le siamo fatte tutte, causa di un lungo periodo di dissapori con Trotzkij.
La progressiva emarginazione di Trotzkij da parte del potente avversario Stalin coinvolse anche Sofokoff che con il politico rivoluzionario fu costretto all’esilio, rifugiandosi dapprima in Turchia (1929), poi in Francia e infine in Messico, dove approdò nel 1935.
Aveva lasciato da alcune ore la blindatissima casa di Trotzkij quando questi venne assassinato con un colpo di piccozza in testa (1940) probabilmente da un inviato di Stalin, come sostenne convinto Sofokoff in una lettera inviata al fratello Fëdor. Stretta amicizia con altri rivoluzionari latino-americani, nel 1953 conobbe Fidel Castro, rifugiatosi in Messico dopo il fallito attacco del 26 luglio contro la dittatura di Batista. Con lui e con altri ottanta compagni, tra cui Ernesto Guevara detto Che, progettò lo sbarco clandestino a Cuba e la vasta operazione di guerriglia che determinarono la fuga di Batista dall’Avana.

Dall’avventura cubana Sofokoff partorì due intensi documentari: Il lato oscuro della Repubblica delle banane e Il sigaro del Che. Durante la sua vita sud americana trovò anche il tempo di sposare una giovane messicana, morta tre anni dopo il matrimonio durante la sua terza gravidanza.
Nel 1959, dopo trenta lunghi anni di esilio, grazie all’intercessione del neo primo ministro Fidel Castro, Sofokoff ritornò a Mosca con i suoi due figli. Qui aprì una scuola di cinematografia e si diede all’insegnamento. A sessantadue anni suonati convolò a nuove nozze con l’insegnante di musica del suo secondogenito e fece appena in tempo a vedere nascere il suo terzo figlio prima di girare la sua ultima scena, il 2 luglio 1965.

 

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